L’attuale concerto di campane risale al 1926, quando, in concomitanza con i lavori di restauro della chiesa, il parroco, don Giovanni Sala, decise di sostituire il vecchio. Le sei nuove campane, per un peso totale di 6314 kg, furono fuse dalla ditta Bianchi di Varese il 4 dicembre di quell’anno. Esse sono dedicate, in ordine decrescente di peso, ai SS. Patroni, alla Vergine Santissima, a S. Giuseppe, a S. Giovanni Battista, ai SS. Francesco e Luigi e a S. Carlo. La campana maggiore o campanone porta i nomi di tutti i caduti della parrocchia nel corso della Prima Guerra Mondiale. La benedizione delle campane fu compiuta solennemente il 14 dicembre 1926 dall’arcivescovo Tosi con monsignor De Giorgi. Il cardinale concesse «…volentieri cento giorni di vera Indulgenza, nelle forme consuete della Chiesa, ai buoni parrocchiani di Castello sopra Lecco, ogni qualvolta, udendo suonare le campane nei primi otto giorni dopo la consacrazione delle medesime, si faranno devotamente il Segno della S. Croce. La spesa delle campane superò le settantacinquemila lire. Cerchiamo ora di ricostruire brevemente la storia delle nostre campane, per vedere come siamo arrivati ad oggi. Le memorie più antiche ci portano al 1455, quando una visita arcivescovile trovò la chiesa dei SS. Gervasio e Protasio parecchio in malarnese; del resto si celebrava la messa solo tre volte durante la settimana. Era senza porte, senza arredi, senza sacrestia, ma soprattutto, senza campana! Negli anni precedenti, a causa delle guerre che non davano tregua al nostro territorio, era stata portata a Lecco, dove risiedevano anche i canonici. A Lecco la campana si trovò così bene che non volle più tornare.
Per la rinascita di Castello si deve aspettare quasi centocinquanta anni, e cioè il periodo della traslazione della dignità prepositurale dalla nostra chiesa a quella di Lecco. Il dominio spagnolo aveva portato quella «pace che consentiva alle famiglie benestanti di prendere dimora nel territorio, senza più cercare la protezione delle mura cittadine. Il borgo di Castello diventò la residenza di famiglie illustri e cominciò a svilupparsi in maniera autonoma e spesso contrapposta a Lecco. tra il 1590 e il1600 la chiesa venne rifatta e dotata di nuova sacrestia e nuovo campanile dal prevosto Stefano Bossi, che si opponeva al passaggio a Lecco. Il cardinale Federigo Borromeo nel 1608 la trovò con due campane sonore, ben intonate, anche se non ancora benedette. Nel 1790 questo campanile aveva bisogno di restauri ma dovette essere abbattuto perché pericoloso: si scoprì che era senza fondamenta. Sorse così il nostro campanile attuale: su una delle pietre della base è scolpito l’anno di termine dei lavori, il 1794. A quell’epoca le campane erano tre ma già si pensava di aggiungere una quarta campana. Il progetto restò in sospeso fino al 1820, quando le campane divennero cinque, e la chiesa fu dotata di un nuovo organo, per una spesa complessiva di circa ventimila lire, una cifra davvero elevata. Il castello di legno di queste campane durò fino al 1894, quando un sopralluogo rivelò che non era più sufficientemente solido. La spesa del castello nuovo, di ferro e ghisa, toccò alla Fabbriceria per un totale di circa 2800 lire, mentre il Comune di Castello concorse alle spese di rifacimento della cupola del campanile. La vita delle campane del 1926 non è stata molto tranquilla: nel 1943, le due campane più grosse furono requisite per i bisogni di guerra, ed anche due delle tre campanelle di S. Carlo furono portate via. Si legge nel Liber Chronicus della nostra parrocchia che la quinta campana (1400 kg) fu gettata giù dal campanile, mentre il campanone (2000 kg) fu calato con argani.
La caduta della dittatura fascista e la confusione che ne seguì, spinse i fabbricieri ad intavolare trattative per riavere le campane, che non erano ancora state fuse. Fu pagato un riscatto alla fonderia e, in gran segreto, furono riportate a Castello e nascoste nel giardino del Parroco. Per la festa patronale del 1945 poterono tornare sul campanile. Nel dopoguerra il meccanismo di azionamento delle campane fu elettrificato e tutto procedette tranquillamente fino al 1975 quando il campanone si ammalò. Dal Bollettino Parrocchiale del giugno 1975: «Il nostro campanone è… malato! Malato grave, inguaribile, a detta dei medici…- scusate - dei competenti. Si tratta di una brutta ferita longitudinale, ovverosia di una crepa che, a poco a poco, si allunga, rendendo la voce della campana, fessa, incomprensibile, irriconoscibile…Che fare? Riparazione sul posto? Impossibile! Occorre ribattezzare la sesta campana…ribattezzarla significa rifonderla, cioè smontarla, portarla in fonderia, fondere il metallo e rifarla ex-novo. Il preventivo di spesa fu di £ 3.860.000. Un campanile muto è davvero qualcosa di strano, perché le campane sono la voce della vita della Comunità. Così il cardinal Tosi nel 1926: «…Le campane saranno le amiche, le compagne della vita di ogni giorno, piangendo sui morti, unendosi ai dolori e alle gioie, partecipando alle liete e tristi vicende della famiglia e del paese…Oh, l’eloquente linguaggio delle campane! |