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Sono più di trecento gli anni di storia della Fiera di Castello! In effetti, nei libri antichi conservati nell’archivio parrocchiale si legge di “quelli, che tengono esposti nella Piaza, al Cimitero di Castello alla Parocchia li banchetti per il confortino et per altre cose al tempo del Perdono, ossia giubileo nelle tre feste di Pasqua di Resurrettione” a partire dal 1654 e cioè da 357 anni.
Questa testimonianza storica ci porta in una Castello molto diversa da quella odierna, ma la piazza -lì si svolgeva la Fiera- aveva più o meno la stessa forma di oggi. L’aspetto era diverso perché era ombreggiata da numerosi gelsi e, dalla parte verso la casa parrocchiale, si trovava il cimitero. La Fiera era legata alla Festa del S. Perdono di Pasqua, ma quale Perdono di Pasqua?
La storia di questa indulgenza risale al secolo precedente quando il territorio di Lecco era sconvolto dalla guerra che vedeva opposti Gian Giacomo de Medici, Marchese di Musso e Conte di Lecco, detto il Medeghino, e Francesco II sforza, duca di Milano. Fu in uno degli scontri di questa guerra che Gabrio de Medici, fratello del Medeghino, perse la vita e, durante una tregua, fu sepolto nel Convento di S. Giacomo dei Riformati di Castello.
Angelo de Medici, fratello di Gabrio e zio di S. Carlo Borromeo, divenuto Papa Pio IV, nel 1565 concesse a Castello il S. Perdono e cioè una Indulgenza Straordinaria in ricordo del fratello. L’Indulgenza si acquista - ancora oggi - dai primi vespri del Sabato Santo, al cader del sole del secondo giorno dopo la solennità di Pasqua. Quelli di Lecco però sostenevano che Gabrio fosse stato sepolto sotto l’altare della chiesa di S. Nicolò. Il Papa Sisto V spostò il Perdono a Lecco ma Paolo V, nel 1612, per accontentare tutti, stabilì che il Perdono sarebbe toccato a Castello negli anni pari e a Lecco negli anni dispari.
I documenti posseduti nell’archivio parrocchiale non permettono di stabilire l’anno della prima Fiera, ma possiamo pensare che i banchetti comparvero nel periodo tra il 1565 e il 1612. Il Perdono, infatti, richiamava a Castello molta gente da tutto il territorio e fu proprio per questo motivo che cominciarono ad accorrere alcuni venditori. In un primo periodo dovevano essere soprattutto osti, bottiglieri e qualche banco di dolci; più recentemente spettacoli di saltimbanchi e addirittura un’esposizione di bestie feroci. Verso la metà dell’ottocento comparvero anche pizzicagnoli e persino un Caffè. La piazza veniva allestita ad opera degli uomini della parrocchia che piantavano paloni, montavano teli e addobbavano i pali con verdura, cioè con rami verdi. Una testimonianza di quei pali è ancora visibile: sul confine del selciato con la parte asfaltata, verso la Scuola Materna, ci sono dei blocchi squadrati di granito, con un foro pure quadrato, che facevano da guida per i pali e li tenevano fermi. L’afflusso di popolo doveva essere davvero grande se la guarnigione di Lecco (spagnola, francese o austriaca, secondo il periodo) forniva un capitano con sei soldati per garantire che non vi fossero incidenti. Questi militari ricevevano vitto e alloggio dalla Fabbriceria Parrocchiale. Dopo l’unità d’Italia e cioè nella seconda metà dell’ottocento la Fiera perse sempre più il legame con la parrocchia e non sappiamo fino a quando sia continuata. La celebrazione della Festa del Perdono però continuò ancora e, sappiamo, coinvolgeva tutte le parrocchie della città che, in processione, venivano a Castello per lucrare l’indulgenza.
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