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LETTERE
CONTRO LA GUERRA
Con questo numero del Bollettino Parrocchiale comincia una rubrica a cura della Biblioteca in cui si propone la recensione di un libro disponibile presso la Biblioteca stessa.
I fatti di cronaca di queste ultime settimane e l’anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001 con le guerre che ne sono scaturite hanno ispirato la scelta del libro.
Molti ricorderanno “La rabbia e l’orgoglio” di Oriana Fallaci, scritto di getto dopo i fatti dell’11 settembre 2001. Molti ricorderanno anche le tante voci, prima tra tutte quella del Santo Padre, che al posto delle ragioni dell’odio e della guerra hanno invocato il metodo del dialogo tra uomini di buona volontà per costruire le basi di un mondo che escluda il terrorismo e il fondamentalismo e sia rivolto invece alla comprensione reciproca e alla collaborazione.
tra queste voci vale la pena di ricordare quella di Tiziano Terzani, giornalista fiorentino proprio come la Fallaci, scomparso alla fine dello scorso luglio. Nelle sue “Lettere contro la guerra”, pubblicate o no sul Corriere della Sera dei giorni e mesi successivi all’11 settembre 2001, risponde alla Fallaci e propone il suo punto di vista, quello di un occidentale vissuto per trent’anni in oriente, tanto da aver ben conosciuto e persino assorbito la cultura di quei paesi.
Le sue lettere sono molto interessanti perché Terzani, lasciando Firenze per il solito viaggio autunnale di ritorno verso la sua casa ai piedi dell’Himalaya indiana, si reca volontariamente in Pakistan e Afghanistan nei giorni della guerra ai Talebani scatenata dagli Stati Uniti.
Terzani racconta quello che vede e quello che ascolta, lo confronta con il pensiero americano ed europeo e infine propone ciò che la sua sensibilità, molto vicina al buddismo, gli suggerisce.
Terzani spiega come l’ostilità islamica verso la cultura e la civiltà occidentale nasca per reazione di fronte all’influsso del materialismo occidentale; come Bin Laden sia visto dai “poveri oppressi” musulmani come “simbolo della rivolta contro l’arroganza della potenza infedele”; ma anche come la globalizzazione sia percepita da molti musulmani come uno strumento della nostra peggiore società atea e materialistica che attraverso l’espansione dei mercati diventa sempre più ricca a scapito loro.
“Non vogliamo vivere come voi, non vogliamo vedere la vostra televisione, i vostri film. Non vogliamo la vostra libertà. Vogliamo che la nostra società sia retta dalla legge cranica, che la nostra economia non sia determinata dalla legge di profitto.” Come rispondere ad una dichiarazione simile? Con la guerra?
Secondo Terzani “dobbiamo cambiare atteggiamento. Cominciamo a prendere le decisioni che ci riguardano e che riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi. È il momento di uscire allo scoperto; è il momento di impegnarsi per i valori in cui si crede. Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale molto più che con nuove armi.”
Consiglio di leggere “Lettere contro la guerra” per fermarsi a riflettere, per mettersi in discussione per capire che si può fare qualcosa per costruire la pace nel mondo per uscire dalla via dell’odio cominciando da se stessi. |
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