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Commento alla Parola: 18.01.2021 – 23.01.2021

Lunedì 18: 1Pt 1, 1-7 oppure 1Pt 5, 1-4; Sal 17 (18); Gal 1, 15-19; 2, 1-2; Mt 16, 13-19
Cattedra di san Pietro apostolo
«A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà
legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli»
(Mt 16, 19)
Molto impegnativa la promessa di Gesù a Pietro. Si direbbe proprio che il Cielo
si pieghi alle decisioni dell’apostolo. Questo mostra fino a che punto Dio
sceglie di fidarsi degli uomini e anche di quale fiducia Gesù investa Pietro, pur
conoscendone le sue fragilità. All’origine c’è quindi anche una relazione
specialissima, unica che Gesù ha voluto tra sé e Pietro e i suoi successori, una
relazione che ha una grazia particolare, su cui può poggiare una collaborazione
così stretta. Anche per questo giudicare il papa è molto rischioso.

Martedì 19 : Sir 44, 1; 46, 1-6d; Sal 77 (78); Mc 3, 22-30
«Se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi»
(Mc 3, 25)
Ogni divisione nasce da un gesto di forza con cui ci si distacca dall’altro. In
realtà si rivela una scelta che rende deboli. Divide et impera: un motto degli
antichi per ricordare che la discordia è utile a chi ti vuole manovrare e anche
oggi l’informatica lo usa per indicare come risolvere i problemi e dominarli. I
nostri vecchi spendevano molte energie, ripetevano fino allo stremo ai figli di
andare d’accordo, di volersi bene. Sapevano ricomporre i litigi con infinita
pazienza. Solo nell’unità c’è armonia e pace.

Mercoledì 20: Sir 44, 1; 46, 11-12; Sal 105 (106); Mc 3, 31-35
Ci sono poi i giudici, ciascuno con il suo nome: di coloro il cui cuore non
commise infedeltà e di quanti non si allontanarono dal Signore, sia il loro
ricordo in benedizione! (Sir 46,11)
I giudici furono quei membri del popolo di Israele che, quando necessario, si
assunsero il compito di difendere l’intero popolo, ormai nella terra promessa,
dai nemici. Non tutti i giudici furono fedeli al loro compito, ma per coloro che
vissero l’alleanza con il Signore durante la loro vita, il libro del Siracide invoca
un ricordo di benedizione. La possibilità che le proprie azioni siano ricordate
come significative, perché compiute in favore di tutti, è un’occasione per
ciascuno: tanto nelle grandi imprese quanto nelle scelte quotidiane, ciascuno
ha il potere di scegliere se agire solo per sé oppure di riconoscere che tutto ha
un valore comunitario.

Giovedì 21: Sir 44, 1; 46, 13-18; Sal 4; Mc 4, 1-20. (S. Agnese)
Samuele, amato dal suo Signore, profeta del Signore, istituì la monarchia e
unse dei prìncipi sul suo popolo. (Sir 46,13)
Di Samuele, prima di descrivere ciò che fece, si definisce lo stato: «amato dal
suo Signore». La profezia nel nome del Signore, l’organizzazione del popolo
tramite la monarchia sono conseguenza di quel legame, la libera risposta della
disponibilità dipende dalla scelta gratuita del Signore. Saperlo riconoscere,
essere in grado, durante tutta la vita di scoprire l’amore del Signore su di sé
richiede umiltà e dedizione, ma è l’occasione, data a tutti, per rispondere
scoprendo la propria unicità e il proprio valore.

Venerdì 22: Sir 44, 1; 47, 2-7; Sal 17 (18); Mc 4, 10b. 21-23 (S. Vincenzo)
«Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O
non invece per essere messa sul candelabro?» (Mc 4, 21)
Ciò che Gesù dice è evidente, logico. Lui è la lampada che illumina il mondo,
ma noi suoi discepoli rischiamo sempre di nasconderlo. Per timidezza, per
paura di non essere capiti, per una falsa incapacità. Noi pensiamo
immediatamente alle parole da dire, ma quelle dovrebbero essere l’ultima
cosa. La prima è la vita, la testimonianza visibile, non ostentata, semplice e
naturale di una vita tutta Vangelo. Sappiamo che gli esempi parlano molto più
e meglio delle parole. Se poi la nostra vita interroga qualcuno, allora sarà il
momento di spiegare, raccontare la storia più bella che esista, quella di Gesù.

Sabato 23: Es 3, 7a. 16-20; Sal 94 (95); Ef 3, 1-12; Mt 10, 1-10
«Io so che il re d’Egitto non vi permetterà di partire, se non con l’intervento di
una mano forte. Stenderò dunque la mano e colpirò l’Egitto con tutti i prodigi
che opererò in mezzo ad esso, dopo di che egli vi lascerà andare». (Es 3,19-20)
Il Signore si presenta a Mosè come colui che salva con potenza. Il suo
intervento deciso contro il re d’Egitto è motivato dall’amore per il suo popolo,
dalla sua volontà di salvarlo dall’oppressione. Fare memoria del suo intervento
è un invito a considerare la propria storia a partire dai momenti nei quali
l’intervento del Signore nella propria vita ha comportato un cambiamento
significativo, non perché sia successo qualcosa di prodigioso, ma perché si è
aperto un periodo di maggiore libertà e autenticità. La memoria di quei
momenti di liberazione può diventare l’occasione per rendere grazie e per
valutare in quale modo si è stati capaci di custodirne il dono.

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